Dossier Linea Libera Asti 2025

Tra percezione e azione: leggere i fenomeni mafiosi attraverso un processo di ricerca territoriale

Il report della provincia di Asti, inserito nel più ampio progetto nazionale promosso da Libera, rappresenta un’esperienza di ricerca che va oltre la semplice raccolta di dati, configurandosi come un vero e proprio processo sociale radicato nel territorio. L’utilizzo di uno strumento già sperimentato in contesti urbani differenti consente infatti di collocare i risultati locali all’interno di un quadro comparativo più ampio, rafforzandone la rilevanza analitica e permettendo di leggere le specificità del territorio astigiano in relazione ad altre realtà italiane.


Ciò che emerge con particolare evidenza è la centralità della metodologia adottata. La scelta di una somministrazione diretta, porta a porta, ha comportato un investimento significativo in termini di tempo e risorse, ma ha consentito di costruire un rapporto di fiducia con gli operatori economici coinvolti. Questo aspetto è tutt’altro che secondario: indagare fenomeni come mafie, usura o corruzione implica confrontarsi con reticenze, timori e forme di rimozione. Il contatto personale ha reso possibile non solo un elevato tasso di risposta (61%), superiore alle precedenti esperienze nazionali, ma anche la raccolta di elementi qualitativi utili a interpretare i dati.

In questo quadro, il ruolo dei volontari appare centrale. Il lavoro svolto sul territorio — fatto di incontri ripetuti, spiegazioni, ascolto e accompagnamento alla compilazione — ha contribuito a trasformare la rilevazione in un momento di relazione e di attivazione civica. Non si tratta soltanto di “raccogliere questionari”, ma di costruire uno spazio di interlocuzione in cui gli imprenditori possano sentirsi riconosciuti e coinvolti. Questo elemento rafforza il valore del dato raccolto, che non è solo quantitativo ma anche espressione di un processo partecipato.

I risultati dell’indagine restituiscono l’immagine di un territorio in equilibrio, non segnato da una presenza pervasiva della criminalità organizzata, ma esposto a vulnerabilità strutturali, in particolare sul piano economico e finanziario. In questo contesto, la percezione dei fenomeni illegali appare moderata, ma accompagnata da margini di incertezza e da una quota significativa di non risposta, che può essere letta come indicatore di difficoltà a riconoscere o a esplicitare tali fenomeni. Questo dato conferma quanto la dimensione dell’“area grigia” e della sommersione resti un elemento cruciale per comprendere la presenza mafiosa nei contesti non tradizionali.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda lo scarto tra consapevolezza e azione. Da un lato, molti rispondenti mostrano di cogliere la complessità delle dinamiche mafiose; dall’altro, la conoscenza degli strumenti di tutela e supporto risulta limitata. Questa distanza incide direttamente sulla propensione alla denuncia, che rimane bassa anche a causa del timore di ritorsioni e della percezione di una protezione istituzionale non sempre adeguata. È proprio su questo punto che emerge con forza l’importanza del lavoro svolto da Libera attraverso strumenti come “Linea Libera”, il numero verde promosso da Libera (800582727) che non si limitano a fornire informazioni, ma accompagnano concretamente le persone nei percorsi di segnalazione e denuncia.

L’accompagnamento rappresenta infatti un passaggio decisivo: denunciare non è solo un atto individuale, ma un processo che richiede supporto, fiducia e reti di protezione. Rafforzare la conoscenza di questi strumenti e renderli accessibili costituisce una leva fondamentale per contrastare l’isolamento delle vittime e favorire l’emersione dei fenomeni illegali.

Allo stesso tempo, il report evidenzia la necessità di promuovere una più diffusa cultura della segnalazione, ancora debole nel contesto italiano. La presenza di una consapevolezza “astratta” del fenomeno, che non si traduce in comportamenti concreti, richiama il tema della normalizzazione dell’illegalità: essa viene riconosciuta, ma percepita come distante o inevitabile, e quindi non attiva reazioni. In questo senso, il lavoro di restituzione dei risultati alla comunità locale assume un valore strategico. Riportare i dati nei contesti in cui sono stati raccolti significa trasformarli in strumenti di consapevolezza collettiva, capaci di stimolare discussione, responsabilità e partecipazione.

L’indagine dimostra dunque come la produzione di conoscenza non sia un fine in sé, ma un passaggio all’interno di un processo più ampio di costruzione di cittadinanza attiva. I dati, se adeguatamente restituiti e condivisi, possono contribuire a “tenere gli occhi aperti”, ad attivare un “contagio” nel vedere oltre la superficie, rendendo visibili fenomeni che tendono a rimanere nascosti e favorendo una maggiore attenzione diffusa.

Infine, emerge con chiarezza il legame tra fiducia e contrasto all’illegalità. La fiducia selettiva nei confronti delle istituzioni, evidenziata nel report, indica la necessità di rafforzare la presenza istituzionale e la sua capacità di risposta. Solo in un contesto in cui gli attori economici percepiscono di essere tutelati e sostenuti diventa possibile promuovere comportamenti attivi di denuncia e collaborazione.

In sintesi, il valore principale di questa ricerca risiede nella sua duplice natura: da un lato strumento di analisi, dall’altro dispositivo di attivazione territoriale. Il lavoro sul campo, il coinvolgimento dei volontari, la restituzione dei risultati e l’accompagnamento alla denuncia costituiscono elementi integrati di un’unica strategia, orientata non solo a conoscere il fenomeno mafioso, ma a prevenirlo e contrastarlo attraverso il rafforzamento della consapevolezza e delle reti sociali.

Francesca Rispoli, Co-presidente nazionale di Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie

Ultimo aggiornamento 03/06/2026